"Progetto gora" del Mulino di Cima - Associazione per il Parco Culturale di Camaiano

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"Progetto gora" del Mulino di Cima

Le nostre azioni
"Progetto gora" del Mulino di Cima
 
Lungo il torrente Sanguigna, ricco di acque anche nelle stagioni estive, sono stati costruiti nel corso dei secoli ben sette mulini, sei ancora esistenti, dei quali tre sono di proprietà comunale: il Mulino di Cima, quello di Mezzo e quello di Bucafonda.
 
I tre mulini di proprietà privata sono stati restaurati e recuperati, mentre quelli di proprietà pubblica versano in pessime condizioni e si stanno progressivamente e sempre più deteriorando per l’azione devastatrice delle piante e delle intemperie.
 
L’assenza di qualsiasi azione ed intervento di protezione e di tutela sta giorno dopo giorno compromettendo irrimediabilmente dei beni che hanno segnato per secoli la storia di un territorio e delle sue genti e che ora, invasi dalla vegetazione, con le murature completamente o parzialmente franate, danno di se un triste spettacolo di abbandono e di desolazione.
 
Fin dalla sua nascita il Comitato, ed ancor prima alcuni suoi membri che anche hanno fatto studi e ricerche su questi mulini pubblicandone i risultati, si è adoperato in una convinta opera di sensibilizzazione volta a far conoscere questo patrimonio per promuoverne la tutela, la corretta conservazione e la fruizione. Numerose sono state le passeggiate da noi organizzate che hanno condotto decine e decine di persone a visitare questi luoghi così ricchi di storia e di fascino.
È con il medesimo spirito che il Comitato ha valutato con entusiasmo la pubblicazione a fine 2018 del bando regionale “Psr Feasr 2014-2020, contributi per migliorare la biodiversità e il paesaggio rurale” che, tra le misure accessibili a finanziamento, contemplava la ricostituzione di zone umide.
 
Conseguentemente, è stato proposto al Comune di Rosignano Marittimo, proprietario dell’immobile, di partecipare al suddetto Bando presentando un progetto di ricostituzione di una zona umida nella gora del Mulino di Cima, che diversamente dal sottostante mulino si mantiene ancora in un discreto stato di conservazione e che rappresenta un’opera dell’ingegno umano di splendido ed indiscusso valore.
 
L’immobile, censito al Catasto Terreni di Rosignano Marittimo al Fg. 10 mappale n. 121, è di proprietà comunale ed è posto alla quota di m 130 s.l.m.
Il mulino, non più funzionante da oltre un secolo, deve il suo nome al fatto di precedere lungo l’asta torrentizia altri due mulini, oggi diruti, ad esso vicini: il Mulino di Mezzo e il Mulino di Bucafonda.
 
Mentre anche l’edificio del mulino in esame versa allo stato di rudere (seppur in condizioni statiche migliori dei due precedenti), il bottaccio si presenta ben conservato; testimonianze orali riferiscono infatti che durante l’ultima guerra esso veniva ancora riempito per alimentare la gora del sottostante mulino di Bucafonda, attivo fino al 1946.
Ma torniamo adesso ai rapporti con il Comune: dopo una riunione tenutasi presso la sede comunale il 22 novembre dello scorso anno 2018 e successive interlocuzioni con gli uffici e l’Assessore di riferimento, la risposta comunale si è sostanziata nella proposta di concedere in affitto al CSSTO le aree di proprietà pubblica e quindi di lasciare che il Comitato divenisse l’unico soggetto di riferimento, che pertanto avrebbe dovuto presentare la domanda di aiuto, redigere il progetto ed effettuare i lavori in caso di concessione del finanziamento.
 
Ancorché onorati della fiducia concessaci dal Comune, non abbiamo ritenuto praticabile questa soluzione per gli eccessivi oneri e responsabilità che un Comitato formato da volontari non avrebbe potuto realisticamente sopportare.

A fronte della nostra ferma determinazione, dopo ulteriori passaggi formali ed informali con il Comune, siamo riusciti a giungere ad una soluzione:
per parte nostra è stato redatto il progetto di riallagamento della gora - sottoscritto da tre tecnici facenti parte del Comitato - ed inoltre abbiamo contribuito in maniera determinante nella redazione dei necessari atti amministrativi (Protocollo di accordo tra Comune e CSSTO) e nella compilazione sul portale Artea della domanda di aiuto; il Comune, in linea con il proprio ruolo istituzionale e come proprietario del bene, ha sottoscritto la titolarità dell’iniziativa.
Per la redazione del progetto si è reso necessario procedere preliminarmente ad una parziale ripulitura dalla vegetazione infestante effettuata dai volontari del Comitato; questa operazione ha messo ulteriormente in risalto le strutture murarie che costituiscono il possente muro a retta della gora, facendone risaltare ancor più la bellezza e la maestria che i costruttori settecenteschi hanno avuto nel progettare e costruire questa splendida opera idraulica.
 
Tra l’altro, sono venute alla luce opere che erano completamente nascoste dalla vegetazione, come il canale ben conservato per circa 16 m che parte dall’imbocco nella gora e che convogliava nella gora stessa l’acqua derivata dal botro Sanguigna circa 84 m verso monte. In questo tratto è tornata alla luce anche un’opera di derivazione laterale in muratura con funzioni di “rifiuto” delle acque in eccesso. Tale dispositivo, azionando in maniera opportuna due piccole paratoie, consentiva di regolare l’afflusso idrico verso la gora e di deviare, parzialmente o totalmente, l’acqua verso un canale in terra con recapito finale nel sottostante torrente.
 
Una volta eliminata la vegetazione infestante, è stato possibile eseguire un rilievo topografico delle strutture, base indispensabile per la quantificazione delle opere di progetto.

Pulizia preliminare dalla vegetazione
opere venute alla luce
Successivamente è stato elaborato il progetto che in sintesi prevede di:

  • effettuare il taglio della vegetazione esistente all’interno della gora, comprensivo di completa asportazione dei residui vegetali e loro conferimento ad impianto di trattamento o smaltimento.
  • intervenire rimuovendo le piante e le radici che interessano le murature, ricostituendo quelle ammalorate riutilizzando gli elementi di laterizio o di pietrame esistenti e, dove mancanti, rimpiazzandoli con analoghi elementi.
  • intervenire sulle facciate interne alla gora con la ricostituzione di una superficie ad intonaco civile con malta cementizia per migliorare la tenuta idraulica della muratura.
  • scarificare le pareti esterne delle murature con idropulitrice, trattarle contro la ricrescita delle piante e quindi rinzaffare i commenti.
  • ripristinare il canale di adduzione esistente e l’opera di derivazione.
  • ricostituire il tratto di canale non più esistente realizzandolo – come molto probabilmente era in origine – nel terreno naturale con uno scavo a larga sezione obbligata (prima di procedere allo scavo sarà necessario effettuare il taglio della vegetazione che in parte interessa questo tratto).
  • creazione nuovo sbarramento con paratie mobili e dell’opera di presa.
             

Il progetto prevede un costo complessivo di 49.800,00 €, secondo la seguente suddivisione:
QUADRO TECNICO ECONOMICO
LAVORI
    €     
LAVORI A BASE D'AFFIDAMENTO
31.180.42
COSTI DELLA SICUREZZA
+ 2.082,88

 =  39.263,90
SOMME A DISPOSIZIONE

IVA 22%
8.637,93
IMPREVISTI E ARROTONDAMENTI (5%)
 +1.898,77

=  10.536,70
IMPORTO COMPLESSIVO DELL'INTERVENTO
49.800,00

In conclusione, se questo progetto venisse realizzato, con il ritorno dell’acqua nella grande gora (circa 546 mq), opportunamente distribuita secondo vari livelli di profondità, si verrebbe a creare una diversificazione di habitat nell’ecosistema “lacustre” che si verrebbe a formare. Il neo-ecosistema si andrebbe così ad affiancare a quello rappresentato dall’acqua “corrente” del vicino torrente, con effetti positivi sulla biodiversità sia per quanto riguarda la componente vegetale che animale; di quest’ultima, in particolare, quella anfibia e l’avifauna.

Inoltre, dare nuova vita alla gora del Mulino di Cima potrebbe incentivare un ulteriore passo teso a recuperare in via definitiva anche il sottostante edificio che potrebbe ospitare un ricreato ciclo dell’acqua a testimonianza di quello che accadeva nei secoli passati.

Infine, dal punto di vista del procedimento di eventuale assegnazione del finanziamento, ad oggi – nel mese di marzo 2019 – non si è ancora avuto risposta circa la conclusione dell’istruttoria da parte della Regione.
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